Siamo nati per essere felici
Ma poi ci capitano disgrazie di ogni tipo...la cosa peggiore che capita a tutti, mentre pensiamo di essere gli unici, è che spesso ci areniamo...nella non accettazione dei fatti. Passiamo momenti interminabili in un posto che io chiamo "il posto delle cose perdute".
Un luogo immaginifico e non reale, in cui galleggiamo, 'ancora un pochino' per non accorgerci della FINE di alcune cose, accettarla, ci dà la sensazione di perdere noi stessi, in proporzione a quanto di noi, abbiamo riposto in esse.
Che sia un amore, un'amicizia, un lavoro ,un luogo in cui abbiamo vissuto o semplicemente un'esperienza intensa nella nostra vita...questo non importa, ciò che è riconoscibile in molti di noi, è la difficoltà infinita di mollare la fune a cui siamo aggrappati.
Un altro atteggiamento che ci separa spesso dalla felicità è guardare alla delusione, come ad un fallimento personale.
In generale molti di noi credono di essere isole piene di prerogative..."sento solo io" "soffro solo io" "amo solo io"
"Solo io so dove sia la verità"... E intanto ci allontaniamo dalla realtà...sempre di più, perdendo ogni oggettività di giudizio.
Sarebbe forse più giusto capire quando, semplicemente patiamo le dinamiche di alcuni rapporti interpersonali, perché non c'è corrispondenza di intenti in alcuni casi...e in altri, non c'è empatia o somiglianza spirituale.
La vita è una.
Io credo che questa frase...scardini ogni velleità teorico-psicologica.
Non abbiamo un tempo infinito e spesso lo sprechiamo in aspettative riposte in altri poveri esseri umani o nella 'non azione', ciò restiamo eternamente in INIZI...che non portano da nessuna parte... galleggiamo nel "devo fare questa cosa per la mia vita"....senza mai farlo realmente...
Siamo una serie di innumerevoli inizi che non proseguono quasi mai...
Mentre, VIVERE, vuol dire proprio andare oltre, quel nostro primo passo incerto...per vedere come va a finire.
Un luogo immaginifico e non reale, in cui galleggiamo, 'ancora un pochino' per non accorgerci della FINE di alcune cose, accettarla, ci dà la sensazione di perdere noi stessi, in proporzione a quanto di noi, abbiamo riposto in esse.
Che sia un amore, un'amicizia, un lavoro ,un luogo in cui abbiamo vissuto o semplicemente un'esperienza intensa nella nostra vita...questo non importa, ciò che è riconoscibile in molti di noi, è la difficoltà infinita di mollare la fune a cui siamo aggrappati.
Un altro atteggiamento che ci separa spesso dalla felicità è guardare alla delusione, come ad un fallimento personale.
In generale molti di noi credono di essere isole piene di prerogative..."sento solo io" "soffro solo io" "amo solo io"
"Solo io so dove sia la verità"... E intanto ci allontaniamo dalla realtà...sempre di più, perdendo ogni oggettività di giudizio.
Sarebbe forse più giusto capire quando, semplicemente patiamo le dinamiche di alcuni rapporti interpersonali, perché non c'è corrispondenza di intenti in alcuni casi...e in altri, non c'è empatia o somiglianza spirituale.
La vita è una.
Io credo che questa frase...scardini ogni velleità teorico-psicologica.
Non abbiamo un tempo infinito e spesso lo sprechiamo in aspettative riposte in altri poveri esseri umani o nella 'non azione', ciò restiamo eternamente in INIZI...che non portano da nessuna parte... galleggiamo nel "devo fare questa cosa per la mia vita"....senza mai farlo realmente...
Siamo una serie di innumerevoli inizi che non proseguono quasi mai...
Mentre, VIVERE, vuol dire proprio andare oltre, quel nostro primo passo incerto...per vedere come va a finire.

Cara Imperfetta, credo che tu abbia ragione. Per ciascuno l'accettazione e quindi successivamente la svolta sono però subordinate alla vera maturazione del problema. Purtroppo ciascuno ha i propri tempi. Sicuramente però se ci si mette davvero in discussione anche senza decidere qualche risultato lo si raggiunge comunque e piano piano si concretizza dentro la forza dell'agire. Forse dico questo perché io mi metto sempre in discussione, sono sempre al centro della mia personale arena, ma ogni passaggio, ogni lotta sono momenti di crescita. E purtroppo senza dolore e frustrazione non esiste la crescita, ce lo insegna il primo vagito di ogni neonato, la prima grande frustrazione della vita. Quindi arenarsi no, decidere senza riflettere no, vivere anche la scelta di non scegliere diventa spesso la zona di comfort dove i più galliaggiano come me. Grazie.
RispondiElimina.......ciao a tutti,mi sento una veterana del limbo delle cose perdute....sono arenata sulla spiaggia dei ricordi ,di quando vivevo felice e serena situazioni nelle quali ci stavo come un topolino sta nel formaggio....
RispondiElimina...e poi tutto cambia e degenera e non sai più chi sei,non ti ritrovi più in niente e non ti importa più di nulla.....temporeggi e nel frattempo ti chiedi dove hai sbagliato e perché....PERCHÉ PROPRIO A ME.....questo l' interrogativo principe della mia vita......
Poi però ci penso su,quando sono un po' tranquilla e più serena.....e realizzo che,adesso non sono felice ma,lo sarò presto perché è quello che voglio......
Profumo di zucchero a velo....